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[Racconto inedito] Avevo ragione.

Quando ho chiesto a Giorgia Sborlino (Lima, PER 1982) di mandarmi un racconto di settecento parole, sapevo che Giorgia non avrebbe rispettato le consegne. Perché Giorgia non è una che fa quello che le chiedi di fare, e questo di lei lo devi capire abbastanza presto; è una che fa quello che decide di fare in merito a ciò che le chiedi di fare. Ma questo, ora. Prima, quando è arrivata, scriveva testi rastremati, fittissimi, non so bene quale sia l’opposto di un Rothko ma prendete un Rothko, fate esattamente l’opposto, e avrete lei.

Ora ha scelto di dare aria ai suoi testi, e questa è una bellissima notizia. Perché coniuga l’aria alla densità, lo si vede già dalla prima riga, e poi spinge aria e densità a far sobbollire i testi. Ne ha già alcuni che mi piacciono da morire; non vedo l’ora di sfogliarli. Con il Penelope Story Lab ha lavorato con me (IP) in presenza, poi a diversi corsi online; poi ha lavorato anche con Amleto, per capire che la serietà e la risata sono cibo da signori.

Questo testo, inutile dirlo, è la cosa più bella che leggerete oggi.

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Il giorno dopo la nostra morte 

Mi prenderai per mano

E ti dirò “Vedi, avevo ragione”.

Mi odiavano tutti.

Il giorno dopo, lo saprò per certo.

E sarò morto.

Questa certezza, l’aver ragione. 

Mentre io mi son nascosto fuori di me

Per non farmi scoprire.

Gli ho lasciato il mio corpo mia piccola Adele,

Che ne facessero carne da macello,

Ché io ero altrove,

Tronfio, vincitore, più furbo.

Che mi volevano fucilare,

Maestri, dottori, compagni, preti, avventori.

Mi odiavano tutti.

Ho dimenticato invece,

Che poco dietro la collina c’è un sentiero,

E che avresti potuto indossare le tue scarpe di tela rosse,

E calarti giù con me sotto ombrelli di pino,

Costeggiare il cancello di ruggine,

Fermarti a sorridermi,

E salendo la terra raccogliere gelsi,

Scavallare il seno dove il mare è un rumore,

Tuffarti per sempre mia piccola Adele,

Con quel naso che spunta quando chini la nuca

E riemergi furiosa sopra l’acqua e le pietre.

Aspettami lì

Con quel tuo viso indiano

Dritta, su piedi che ballano a tempo.

Domanderanno, stanchi

Qual è il tuo lavoro?

Feroce, la guardo.

Lei sogna fiera la mia libertà.

Giorgia Sborlino

Foto di Giorgio Ghiselli, Il cielo è di Milano.

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