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[Settimana 10] Cosa è successo questa settimana?

Cosa è successo questa settimana?

  1. Pepé Le Pew, la puzzola dei Looney Tunes, tra i protagonisti nel 1996 di “Space Jam”, è stato rimosso dal montaggio del seguito. Il New York Times lo ha segnalato come rappresentante della cultura dello stupro. La sua caratteristica? È sempre impegnato in avances nei confronti di Penelope Kitty, che bacia senza consenso tentando di impedire che si divincoli dal suo abbraccio. Nella scena tagliata, Greice Santo, l’attrice coinvolta, gli avrebbe tirato uno schiaffo, rovesciato il drink addosso e rifilatogli un secondo ceffone. Inoltre, si sarebbe scoperto pure che Penelope ha ottenuto un’ordinanza restrittiva nei confronti di Pepé. La Santo, vittima di molestie sessuali, avrebbe voluto influenzare le nuove generazioni che vedranno il film con questa scena.
  2. La corte d’appello di Milano ha confermato la sentenza di 9 anni di carcere per Robinho, per aver partecipato allo stupro di gruppo di una ragazza in un locale nel 2013. Il gruppo avrebbe fatto bere la ragazza per farle perdere i sensi e poi trascinata in un guardaroba. La difesa si è avvalsa di consulenze tecniche, tra cui foto tratte dai social, per dimostrare che era solita bere e che quindi era in buone condizioni psicofisiche. Robinho non sconterà la sua pena in carcere, dato che il Brasile non concede l’estradizione in questi casi.
  3. Il Governo britannico ha annunciato che le scuole rimarranno aperte a tutti i costi, anche in caso di aumento dei contagi. I Paesi che hanno chiuso più scuole? Quelli in cui l’occupazione femminile è minore.
  4. Meyers Leonard, centro 29enne dei Miami Heat, durante una diretta su Twich, ha pronunciato un insulto antisemita (kike). É in scadenza di contratto, metà delle franchigie Nba hanno proprietari ebrei e, ovviamente, la sua è tra queste. É stato multato, sospeso dalle attività e inserito in un programma di promozione delle diversità culturali. La sua difesa? Non sapevo il significato della parola, viene spesso pronunciata da altri utenti online e l’ho ripetuta. “Le parole d’odio incontrano resistenza, mentre l’ignoranza accidentale è più difficile da combattere e coinvolge più persone, soprattutto se sei influente. L’odio è come un virus. Anche senza volerlo, può diffondersi rapidamente”, un estratto di una lettera aperta che Julian Eldman, ricevitore NFL, gli ha scritto.
  5. Il sito thispersondoesnotexist (link qui) crea, attraverso un algoritmo di intelligenza artificiale, infiniti ritratti falsi. Ogni volta che aggiornate la pagina viene generato un volto di un individuo che non esiste e indistinguibile da uno reale. Deep Nostalgia, creato dalla società MyHeritage specializzata in ricerche genealogiche, utilizza l’IA per ridare vita a vecchie foto, che siano di personaggi storici o di nostri affetti. Li vedrete sorridere, muovere viso e occhi. Vale anche per le foto non reali, ovvio. Tra qualche anno, modelli e attori, potrebbero essere generati da algoritmi.
  6. “E se invece fossimo noi l’algoritmo?” Questo il pensiero di Elon Musk, partendo dall’idea del 2003 del filosofo inglese Nicholas Bostrom per il quale stiamo letteralmente vivendo in una simulazione computerizzata. Non lo so, Elon, sicuramente ne sai più di me, però vuoi dirmi che Siani e Brignano sono il meglio che un algoritmo possa proporci? Esticazzi.
  7. Buona domenica.

Andrew Villani

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